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AIM Italia: un’opportunità per le PMI?

 - nessun commento - 21/06/2010

Il 1° dicembre 2008 ha iniziato la sua attività Aim Italia, il mercato borsistico che, sulla falsariga del grande risultato ottenuto dal “fratello maggiore” inglese doveva rappresentare, nelle intenzioni iniziali, una fondamentale risorsa per le piccole medie imprese italiane: dopo diciotto mesi di esistenza è possibile tracciare i primi risultati.

L’aim Italia sostituisce sostanzialmente il segmento Expandi del mercato borsistico; l’Expandi era originariamente considerato come il segmento dedicato alle Pmi, perchè i requisiti previsti per l’ammissione alla quotazione e la successiva gestione della quotazione stessa su tale segmento erano meno significativi rispetto al segmento ordinario.

In particolare, nella formulazione originaria, per le aziende quotate sul mercato Expandi non era previsto l’obbligo della relazione trimestrale (in sostanza annualmente era prevista solo la redazione di bilancio e semestrale) ed anche in termini di reportistica, governance e obblighi di informativa erano concesse diverse agevolazioni rispetto all’MTA; a riequilibrare tali condizioni c’era però la richiesta di alcuni requisiti di natura economico finanziaria. Potevano infatti quotarsi sull’Expandi solo aziende con un track record positivo dal punto di vista economico, con una posizione finanziaria equilibrata (rapporto posizione finanziaria netta/Ebitda inferiore a 4 per gli ultimi due esercizi)  e bilanci certificati negli ultimi tre esercizi da società di revisione.

Il mercato Expandi aveva quindi attratto una trentina di pmi, che avevano deciso di seguire la strada di una quotazione più “semplificata” rispetto al segmento ordinario, ma, dopo l’iniziale flusso finanziario seguente alla quotazione, per alcune delle società quotate nell’Expandi, le meno organizzate, sono nati diversi problemi, derivanti dal fatto che in realtà, pur non avendo gli stessi requisiti del segmento ordinario, anche l’expandi prevedeva una serie di adempimenti, tra i quali la nomina di un “Dirigente Preposto alla Redazione dei documenti contabili e societari” che firmasse i bilanci e le relazioni periodiche della società, la nomina di un “Preposto al Controllo Interno” che gestisse la funzione di internal auditing, la successiva integrazione relativa all’obbligo anche per le società quotate sull’Expandi di predisporre un rendiconto trimestrale.

Questi requisiti avvicinavano in modo significativo l’Expandi a un segmento ordinario, anche se la visibilità esterna delle aziende quotate sull’Expandi era sicuramente inferiore rispetto alle quotate sul segmento ordinario e spesso le contrattazioni giornaliere sul segmento dedicato alle pmi erano molto ridotte.

In seguito alla fusione tra London Stock Exchange e Borsa Italiana, il 24 settembre 2008 il Consiglio di Amministrazione di Borsa Italiana S.p.A. approvava il regolamento di Aim Italia, definendo successivamente l’estinzione del segmento Expandi, con il passaggio automatico delle quotate sull’Expandi nel segmento ordinario di quotazione il 30 giugno 2009 ed istituendo quindi un nuovo segmento di quotazione dedicato alla Pmi, con una fondamentale differenza rispetto al passato: Aim Italia è un mercato non sottoposto alla vigilanza di autorità di controllo (Consob) ma è regolamentato direttamente da Borsa Italiana.

Le caratteristiche dell’Aim. Secondo il Regolamento Aim non sono imposti requisiti minimi relativamente a:

  • Dimensione;
  • Track record positivo.

In sostanza i principali requisiti richiesti sono:

  • Flottante minimo del 10%;
  • Forma societaria: S.p.A.;
  • Presenza di Nomad (Nominated Adviser) e Specialista;
  • Libera trasferibilità delle azioni;
  • Disponibilità di sufficiente capitale operativo per la gestione dell’attività sociale nei 12 mesi successivi alla quotazione;
  • Predisposizione del Documento di Ammissione o, se necessario, del Prospetto Informativo.

L’Aim Italia prevede un collocamento iniziale riservato ai soli investitori istituzionali con una possibile successiva rivendita agli investitori retail. Fondamentale è il ruolo del Nomad, che deve seguire la quotazione ed essere presente in via continuativa anche successivamente alla quotazione.

Il Nomad è responsabile nei confronti di Borsa Italiana della verifica dell’appropriatezza dell’emittente per l’ammissione sull’AIM Italia, o dell’emittente AIM Italia già ammesso quando quest’ultimo lo abbia incaricato quale suo Nomad successivamente all’ammissione. Il Nominated Adviser è inoltre responsabile di assistere e guidare l’emittente AIM Italia nell’assolvimento dei compiti e delle responsabilità derivanti dal Regolamento Aim.

Se l’emittente AIM Italia cessa di avere il Nominated Adviser, Borsa Italiana sospende le negoziazioni dei suoi strumenti finanziari AIM Italia. Se entro 2 mesi dalla data della sospensione, l’emittente AIM Italia non provvede a sostituire il Nominated Adviser, viene disposta la revoca dalle negoziazioni dei suoi strumenti finanziari AIM Italia. In sostanza il Nomad funge da garante per gli investitori, ricoprendo il ruolo che nei mercati regolamentati è sostenuto da un’autorità di controllo, la Consob.

Il Nomad è normalmente una banca o una Sim: attualmente i Nomad sono:  Banca Akros S.p.A., Banca Finnat Euramerica S.p.A., Bayerische Hypo – und Vereinsbank AG, Succursale di Milano (Unicredit Group), Centrobanca S.p.A., Equita SIM S.p.A., Intermonte SIM S.p.A., MPS Capital Services Banca per le Imprese S.p.A., UGF Merchant – Banca per le imprese S.p.A.
Aim Italia nasce quindi come un vero mercato non regolamentato, in cui i requisiti richiesti per la quotazione sono effettivamente molto inferiori rispetto a quello previsto per la quotazione su segmenti ordinari di mercato; proprio questa caratteristica veniva considerata come la più importante per attrarre nuove società in quotazione.

Chi si è già quotato. A oggi solo otto società sono quotate sull’Aim Italia; sul sito web dell’Aim si annunciano altre quattro quotazioni, ma i risultati sono sicuramente inferiori alle attese iniziali. Ci sono alcuni aspetti che frenano i desideri di quotazione degli imprenditori: in primis, come sempre, i costi per la quotazione, che si aggirano, come minimo, sui 300 mila euro complessivi. In realtà, la discriminante dei costi non sembra essere quella più importante, visto che la quotazione sull’Aim inglese costa più o meno il doppio e la sua attrattività è certamente più alta rispetto al corrispondente segmento italiano.

Un tema molto delicato e molto sentito dalle aziende è quello relativo alle modifiche al regolamento Aim; l’Aim nasce come mercato non regolamentato, inizialmente senza stabilire un livello minimo di flottante. Nel periodo di vita dell’Aim Italia si sono susseguite però modifiche al regolamento, l’ultima delle quali ha portato a un flottante minimo del 10%, che deve essere detenuto da cinque investitori professionali, o, in alternativa, da dodici investitori, di cui due professionali: tale aspetto è vincolante, pena l’esclusione dalle negoziazioni.

Un ultimo aspetto delicato è legato alla volatilità dei titoli; gli sbalzi possono essere significativi, visti i ridotti flottanti e portare quindi ad una instabilità delle quotazioni. In sostanza, il rischio dell’Aim è quello di mantenere i difetti dell’Expandi, ovvero nascere come mercato non regolamento per poi trasformarsi in un mercato con vincoli ed avere, a causa delle ridotte capitalizzazioni e flottanti delle società quotate, una scarsa visibilità presso gli investitori.

Chi si può quotare. A quali aziende si può quindi consigliare la quotazione? Innanzitutto ad aziende che si quotano per finanziare un reale progetto di investimento che le identifichi in modo chiaro presso il mercato: quotarsi per ottenere un finanziamento fine a sé stesso non dà ritorni positivi, in questi casi è meglio ricorrere alle forme di finanziamento tradizionali, perché il mercato borsistico non premia queste operazioni.

Un altro aspetto fondamentale è quello organizzativo: è vero che l’Aim impone certamente vincoli meno significativi rispetto ai mercati regolamentati e che non prevede autorità di controllo esterne, ma comunque il Nomad deve verificare e controllare anche i requisiti organizzativi della società quotata: gli esempi del passato evidenziano le difficoltà delle piccole società che si sono quotate senza avere una adeguata struttura organizzativa e che si sono ritrovate quindi a inseguire in corsa un modello di riferimento, inserendo nuove figure nell’organigramma societario e sostenendo quindi ulteriori costi, comunque legati alla quotazione, ma in un momento successivo alla quotazione stessa.

Non va sottovalutato l’aspetto legato ai costi commessi alla quotazione; come evidenziato in precedenza, i costi ammontano come minimo a 300 mila euro, importo che può essere molto importante per aziende di dimensioni ridotte; è quindi fondamentale che le aziende che si quotano abbiano un progetto di investimento che consenta di prevedere un ritorno significativo, i cui  tempi di realizzo possano essere accelerati dal processo di quotazione, in modo da trasformare i costi per la quotazione in vere e proprie spese di investimento.

In sostanza si può quotare solo chi è realmente pronto per la quotazione; chi ha un progetto concreto da attuare nei prossimi anni, chi ha un prodotto o un brand chiaramente identificabile dal mercato, chi ha una struttura organizzativa che possa sopportare senza fatica gli sforzi richiesti dal processo di quotazione e dalla successiva gestione di una società quotata e chi infine ha una solidità finanziaria tale da sostenere i costi iniziali e dare la certezza al mercato che l’ingresso di cassa derivante dalla quotazione sarà utilizzato per uno sviluppo imprenditoriale e non per rimborsare debiti pregressi.

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