- agevolazioni fiscali
- appalti pubblici
- assunzione personale
- black list
- business plan
- CasaClima
- Cassazione Penale
- cessione azienda
- condono edilizio
- consulenza economica
- D.Lgs 231/01
- D.Lgs. n. 81/2008 e s.m.
- Decreto Legge 25 marzo 2010
- DIA
- DL 40/2010
- DL 78/2010
- ecosostenibilità
- edilizia
- Internal Auditing
- Itaca
- L.136/2010
- lavori pubblici
- LEED
- Legge Antimafia
- Normativa
- organizzazione aziendale
- PMI
- risparmio energetico
- sanatoria catastale
- SCIA
- sicurezza sul lavoro
- sistema di controllo interno
- tracciabilità
- transfer pricing
A settembre il Financial Stability Board (l’organizzazione istituita nel 1974 dai governatori delle banche centrali dei dieci paesi più industrializzati, oggi presieduta dal nostro Mario Draghi) ha approvato il discusso Basilea 3, evoluzione del precedente accordo Basilea 2, definitivamente ratificato con il G20 di novembre a Seul.
Con Basilea 3 ci si riferisce a una riforma di rafforzamento delle banche volta a evitare drammatiche crisi economiche: il primo accordo era stato stipulato nel 1988 nella città svizzera sede del comitato, ma è stato successivamente modificato con una seconda versione, entrata in vigore nel 2007.
Cosa cambia di fatto? Basilea 3 aumenta ulteriormente il capitale che ogni banca deve tenere da parte “per sicurezza”, rispetto a quello stabilito dai precedenti accordi. Ciò che cambia principalmente da Basilea 2 è il rapporto tra il capitale e il rischio ponderato, che dal 2 sale al 4,5%, rafforzato da un “cuscinetto” del 2,5%, che potrebbe anche aumentare in caso di necessità.
Prima della stipula dell’accordo, alcuni rappresentanti degli istituti di credito si erano dichiarati preoccupati: bloccare denaro significa limitare il credito a imprese e famiglie, soffocando la ripresa più che incentivandola. Ma i timori sono stati spazzati via dai termini definitivi della riforma, rivelatisi meno impegnativi del previsto.
Basilea 3 verrà introdotto gradualmente, diventando totalmente effettivo nel 2020. Gli esperti assicurano comunque che la maggior parte delle banche europee, comprese quelle italiane, non dovrebbero avere difficoltà ad allinearsi ai nuovi obblighi, dato che già ora stanno soddisfacendo le percentuali richieste per il 2013.