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Direttiva UE 31/2010 : obiettivo case passive

 - nessun commento - 31/01/2011

Secondo i dati dell’Agenzia Europea per l’Ambiente la casa “media” di un cittadino europeo produce circa 500 kg di rifiuti l’anno e consuma il 28,8 % di elettricità , costruita con materiali che non hanno nulla di ecologico, risulta dannosa per il cittadino per dispendio economico tanto che per l’ambiente.

A seguito degli allarmanti dati , la direttiva europea 31/2010/CE, prevede, entro il 2020, l’adozione di elettrodomestici a basso consumo, il fotovoltaico per l’elettricità, rifiuti organici come fertilizzanti e materiali isolanti come il sughero pressato o la fibra di vetro. Tutto per evitare inutili sprechi .

La dispersione del calore ad esempio è uno dei problemi più comuni nelle nostre case, la fuoriuscita del calore prodotto dai termosifoni all’esterno in inverno, e l’entrata del calore in estate.

La direttiva stabilisce che tutti gli edifici di nuova costruzione dovranno essere costruiti ad alta prestazione energetica il cui fabbisogno dovrà essere prodotto da energie provenienti da fonti rinnovabili.

Per tutte queste ragioni uno degli strumenti  a cui prestare particolare attenzione ,risalente alla precedente direttiva europea n. 91 del 2002, è la certificazione energetica , già introdotto in Italia dalla Legge n. 10 del 1991 , ma sino a poco tempo fa mai attuato per mancanza di regole attuative .

L’attestazione energetica è un insieme di valutazioni che riguardano l’isolamento termico, l’efficienza degli impianti e la sostenibilità ambientale. La classificazione di tale certificazione parte dalla classe G , il livello più basso , alla classe Oro dedicata ovviamente alle  cosiddette case passive, cioè case che assicurano il benessere termico senza alcun impianto di riscaldamento convenzionale.

Le case in Classe Oro  per esempio, con fuori – 10°, possono avere una temperatura all’interno di 24 ° con solo 2 ore di irraggiamento solare e con riscaldamento spento . Quando il sole non è sufficiente, l’immobile dotato di impianto radiante a pavimento alimentato da una caldaia a condensazione o da una sonda geotermica mette in funzione una pompa di calore alimentata da corrente elettrica.  Inoltre se avesse un pannello fotovoltaico sul tetto , in tal caso l’impatto sarebbe veramente pari a zero.

E’ ovvio che, se da una parte, case del genere consumano pochissimo,  se non nulla, è pur vero che una casa a impatto zero non è ancora alla portata di tutti . Per questo motivo prendere in considerazione alcuni accorgimenti per diminuire il fabbisogno energetico  anche con l’adozione di elettrodomestici di classe AA+  rispetto a uno di classe A è già un passo avanti.

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